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Ublí – Settima puntata

[Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6]

Ublí

© Dicembre 1995 Massimo Binelli. Tutti i diritti riservati.



L’incontro

Sabato mattina Ublí mi telefonò con una pretesto banale, in realtà intendeva solo far scivolare “casualmente” il discorso sull'appuntamento, il suo chiodo fisso. Dopo un lungo giro di parole, mi disse che era un po' emozionato perché l'attimo del faccia a faccia sarebbe stato, a suo avviso, di gran lunga piú inquietante degli incontri già vissuti. Mi spiegò, per farmi un esempio, che lui preparava una trattativa di lavoro immaginando ogni passo della discussione, raffigurandosi mentalmente le reazioni dell'interlocutore e le sue difese. Come un atleta, che ripercorre migliaia di volte ad occhi chiusi il suo gesto in vista dell'esecuzione in una gara, cosí lui, da buon negoziatore, studiava l'avversario e si preparava a reagire prontamente a ogni attacco diretto. Aggiunse che pure il primo agognato appuntamento con una donna corteggiata a lungo è senz'altro meno sofferto, perché la fanciulla, chiunque essa sia, è già stata osservata, sognata, ma, soprattutto, conosciuta. Un incontro alla cieca, invece, presentava tante incognite e non poteva essere preparato. Ogni frase pensata, ogni gesto ripercorso poteva risultare inutile, se la persona, “dal vivo”, non avesse rispettato la creazione immaginaria, idealizzata.

Per l'ora dell'incontro, Ublí non mi propose di farmi trovare nei paraggi “casualmente”, ed io non gli chiesi il permesso di farlo, tuttavia penso che entrambi lo avremmo desiderato, senza un motivo.

Quel sabato continuò a trascorrere in modo strano, inconsueto. Mi sarei aspettato di ricevere una telefonata da Ublí nel primo pomeriggio, per sentire i suoi commenti a caldo. Addirittura, speravo di udire il clacson della sua macchina sotto casa, come faceva normalmente, quando mi invitava a scendere rapidamente per andare a bere un aperitivo in qualche suo “pensatoio”, uno dei tanti localini fuori mano dove puntualmente mi raccontava qualcosa di nuovo. Niente di tutto ciò. Io non lo cercai, pensando che forse l'approccio era riuscito cosí bene da indurlo a prendere la decisione di trascorrere l'intera giornata con Genny. Il giorno dopo, invece, iniziai ad allarmarmi poiché non mi chiamò, come ormai avveniva da anni, prima di pranzo, per il solito Martini-Dry domenicale.

L'indomani, il lunedí, acquistai il giornale e, come tutte le mattine, iniziai a sfogliarlo distrattamente, aspettando che la mia attenzione venisse catturata da qualche titolo particolare. In cronaca locale trovai una notizia che rapí subito la mia attenzione: “Noto professionista rinvenuto cadavere: omicidio?”. Nell'apertura dell'articolo il cronista riportava le prime indiscrezioni a proposito dell'ipotesi di omicidio. Nell'abitazione del tipo trovato morto, un individuo taciturno che io conoscevo appena – a detta di molti doveva essere un genio del computer –, era stato rinvenuto materiale scottante e c'erano validi elementi per capire che qualcuno poteva aver avuto un buon movente per eliminarlo. Si parlava di foto compromettenti contenute in schedari assieme a lettere, annotazioni di somme di denaro, indirizzi... C'era una sorta di archivio segreto formato da fascicoli di moltissime persone, cartelle ricche sia di informazioni minuziose sia di decine di dati, apparentemente senza valore, però curiosi. La scientifica aveva già scoperto che il consulente era riuscito a violare con il suo computer, individuando non si sa come le parole d'accesso, tutte le principali banche dati pubbliche, in particolare gli archivi dell'Ufficio Anagrafe e della Prefettura. Nella casa c'era anche un piccolo laboratorio fotografico ad uso amatoriale, con un ingranditore per sviluppare foto in bianco e nero, acidi, bacinelle e fili con mollette per far asciugare le lastre appena stampate. Non sono mai stato un'aquila, quanto a velocità del pensiero, ma l'insieme di questi elementi si è assemblato immediatamente nella mia testa come le tessere di un puzzle. In altri momenti non avrei dato peso a una notizia non troppo diversa da tutte quelle strampalate che talvolta compaiono nella cronaca nera, ma il bizzarro mondo in cui mi aveva fatto entrare Ublí, invece, orbitava proprio attorno a stramberie di numeri di documenti, di lettere... Dal giornale, quindi, intravedevo che poteva esserci un qualche nesso causale tra quei dettagli sparsi qua e là da un giornalista, lontano da una possibile ricostruzione logica, però osservatore e cronista intelligente dei fatti. La mia “algebra” astrusa, infatti, mi portava a pensare: Prefettura piú Anagrafe uguale numeri di documenti piú dati di identità ed indirizzi; lettere piú foto piú denaro uguale incontri scottanti, strani raggiri, forse ricatti...



7 - Continua…




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Aronta è quel ch'al ventre li s'atterga,

che ne' monti di Luni, dove ronca

lo Carrarese che di sotto alberga,

ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca

per sua dimora; onde a guardar le stelle

e 'l mar no li era la veduta tronca.




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