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Ublí – Ottava puntata

[Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7]

Ublí

© Dicembre 1995 Massimo Binelli. Tutti i diritti riservati.



Ero orgoglioso di me stesso per la logicità con cui avevo interpretato la notizia, ma sentivo odore di bruciato, dovendo ancora capire se esisteva un collegamento con l'avventura di Ublí e la sua misteriosa assenza. Un ragionamento un po' piú sensato, che faceva seguito alla prima interpretazione ancora astratta, poteva essere questo: il genio pazzo riusciva a risalire all'identità degli “anonimi”, che mettevano annunci di ogni genere, per sollazzarsi alle loro spalle, per leggere e scrivere risposte spacciandosi per ognuno dei fantomatici personaggi ricercati da ogni inserzionista, rendendosi a sua volta autore di messaggi fasulli. Ma se questa fosse stata una giusta chiave di lettura, perché rimetterci addirittura la pelle? Nei giornaletti di annunci gratuiti che avevo sfogliato in casa di Ublí, comparivano a bizzeffe messaggi con richieste di denaro per ottenere le prestazioni piú disparate, per esempio l'invio di liste riservate di certe categorie di persone (ecco la ragione di una decodifica dei numeri di documenti), foto di ogni tipo, cataloghi hard. Probabilmente c'erano e ci saranno ancora tanti parassiti che vivono cosí, raccolgono informazioni, spediscono materiale insignificante, lucrano, cioè, sulla credulità e la buona fede, forti dell'inviolabilità dell'anonimato. Tuttavia, qualcos'altro mi stava sfuggendo e, magari, la mia fantasia stava galoppando, suggestionato com'ero da tutta la vicenda nella quale Ublí mi aveva trascinato. C'erano elementi veramente strani, trovavo coincidenze sospette, ma, soprattutto, era la scomparsa (ormai non potevo piú definirla assenza), di Ublí ad impensierirmi, perché, anche se lui non era nuovo a fughe di “recupero mentale” come le chiamava, non capivo il motivo di un suo prolungato silenzio proprio in quella tragica circostanza.

Nei giorni seguenti, il giornale continuò a pubblicare brevi comunicati per rendere noto lo sviluppo delle indagini e ben presto si delineò come possibile movente dell'assassinio il ricatto. Gli investigatori, dall'esame delle prove raccolte, erano arrivati alla conclusione che il pazzoide avesse trovato il modo di far incontrare persone che cercavano di evadere dal quotidiano con un po' di trasgressione, poi fotografasse gli incontri per ricattare i “bocconi buoni”, contando sul fatto che nessuno avrebbe mai parlato per non compromettersi pubblicamente. La mia fantasia aveva ispirato una trama addirittura piú ingenua, ma, comunque, avevo sfiorato la verità. Sentivo dentro di me che questa storia, in qualche modo, aveva coinvolto anche Ublí, c'erano troppe lacune che ora riaffioravano nella mia mente: perché l'incontro con Genny era stato combinato senza neppure una telefonata? Perché quella asetticità delle lettere ricevute? Di norma, il fascino di una lettera davvero spontanea è dato anche da una sbavatura, da un banale lapsus consistente in una cancellatura sopra un inizio di parola. Niente di tutto ciò; Genny aveva scritto due lettere molto curate ed aveva fissato un appuntamento con determinazione, sicura di sé. Non mi intendevo di queste cose, però credo che forse un breve scambio di parole per telefono non avrebbe guastato la sorpresa. Ma al di là di altri pensieri: quale forma di ricatto avrebbe potuto inventarsi lo “squilibrato” in una situazione del genere? Anche se avesse simulato, con grande perizia devo dire, una corrispondenza tra un “lui” che cerca una “lei” e viceversa, avrebbe pur sempre messo in contatto due soggetti a mio avviso non ricattabili. Ublí era un single convinto e non aveva certo nulla da nascondere, se non il piccolo peccato del fermo posta, un segreto che, secondo me, non valeva la pena di difendere a suon di quattrini. E allora come mai Ublí era sparito dalla circolazione senza avvisarmi?



8 - Continua…




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Aronta è quel ch'al ventre li s'atterga,

che ne' monti di Luni, dove ronca

lo Carrarese che di sotto alberga,

ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca

per sua dimora; onde a guardar le stelle

e 'l mar no li era la veduta tronca.




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