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Ublí – Nona puntata

[Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8]

Ublí

© Dicembre 1995 Massimo Binelli. Tutti i diritti riservati.



Continuavo a lambiccarmi il cervello per trovare risposte a domande aperte, quando una mattina lessi sul giornale che i primi sospetti di omicidio ricadevano su un “affermato professionista di Monteverde, attualmente non rintracciabile”. Divorai l'articolo e appresi che gli investigatori avevano rinvenuto un rullino fotografico ancora da sviluppare, ben nascosto in casa della vittima, nel quale erano contenute le foto “compromettenti” di un incontro tra un professionista di Monteverde molto in vista ed il suo “amante segreto”. Loro avanzavano l'ipotesi che si fosse trattato di un incontro tra omosessuali insospettabili, omettendone l'identità per ragioni legate al segreto istruttorio, ma per me non c'era bisogno di nomi per capire chi fosse uno dei due. Dalla data impressa sul negativo (il farabutto usava una macchina fotografica con datario automatico proprio per fissare inequivocabilmente il momento degli incontri), i bravi investigatori avevano dedotto che quelle erano le ultime foto scattate dal mascalzone quel sabato, poco prima della sua esecuzione.

Dopo quella lettura avevo la mente ancora piú annebbiata, la notizia mi era esplosa nella testa sconvolgendomi l'esistenza, tuttavia cominciavo ad intravedere qualcosa. La canaglia doveva aver combinato un appuntamento tra Ublí, facendogli sospirare un dolce incontro con “Genny”, ed un “pezzo da novanta”, segretamente gay, che, invece, aspettava il suo angelo azzurro, con il quale sicuramente aveva intrattenuto una copiosa corrispondenza, esplicita e, purtroppo, anche nel suo caso falsa. In sostanza, Genny era sia la donna ideale di Ublí, sia il “nipotino vizioso” (uno dei tanti eufemismi usati nel gergo degli annunci) dell'altro. Tra l'altro, l'insospettabile doveva certamente conoscere ed essere ingolosito dall'identità di chi ci sarebbe stato ad aspettarlo, altrimenti non mi spiego il resto dell'articolo. Il giornale diceva che le foto erano riprese con un teleobiettivo e si vedeva il personaggio indagato in primo piano, mentre, dietro di lui, un uomo gli teneva le mani sugli occhi e forse cercava di sussurrargli qualcosa in un orecchio. Passando per vera l'interpretazione, immagino e capisco lo stato d'animo di Ublí che, in attesa di veder spuntare Genny, non avrà minimamente badato ad altri uomini nei paraggi; soprattutto, almeno in un primo istante, non avrà reagito in malo modo sentendosi sfiorare il volto dalla sua “coraggiosa Genny”, che lo sorprendeva scherzosamente da dietro alle spalle (saranno poi cosí diverse le mani “vellutate” di un gay da quelle sensuali di una donna?). Evidentemente, entrambi gli ignari attori, prontamente immortalati, avrebbero potuto diventare una fonte molto generosa per il lestofante: c'erano le lettere e le dichiarazioni ben architettate, condite con foto che, prese isolatamente avevano poco di trasgressivo, ma nel contesto diventavano una prova inconfutabile. I due professionisti avevano troppo da perdere se la storia fosse emersa e nessuno dei due avrebbe saputo spiegare come era possibile contrapporre una “indifferenza” professionale ad una “tenera intimità” nel privato. Con tutta probabilità, entrambi avrebbero finito per pagare pur di entrare in possesso dei negativi.

Cosa sarà successo dopo quel tenero slancio d'affetto rubato? Ublí avrà parcheggiato in un millisecondo quell'aria da sognatore che per qualche giorno lo aveva avvolto, avrà fatto domande al suo “collega” cercando di capire, abituato com'era ad affrontare i problemi anziché a sfuggirli. Immagino che il suo mondo regolare e schematico gli sarà crollato addosso; probabilmente l'aver scoperto, seppur involontariamente, il segreto del suo compare di sventura, un professionista da lui stimato e riverito, avrebbe comportato conseguenze disastrose per il suo futuro. È senz'altro possibile che i due, vincendo l'imbarazzo dei primi minuti, abbiano cercato di far luce sull'accaduto, tentando disperatamente di uscire fuori dal pantano e qualcosa avranno pur capito, dato che l'intelligenza non mancava loro per darsi spiegazioni reciproche. Ma cosa avevano di concreto in mano, i due poveri e delusi creduloni, per risalire cosí in fretta all'identità dell'artefice della loro vergogna? Alcune lettere, numeri di documenti... troppo poco, secondo me, per fare ricerche in un sabato pomeriggio, scoprire un nome ed un indirizzo ed organizzare un assassinio. Inoltre, almeno sul momento, come avrebbero potuto sospettare un seguito di ricatti e minacce? Inoltre, Ublí aveva molte risorse, però, francamente, non riuscivo ad immaginarmelo nei panni di un killer: la sua lingua poteva sí uccidere, ma la sua spada non feriva. In fondo, chi, come lui, in auto piú di una volta rischia di schiantarsi, pur di schivare un riccio o un gatto che gli attraversava la strada, è un buono.



9 - Continua…




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Aronta è quel ch'al ventre li s'atterga,

che ne' monti di Luni, dove ronca

lo Carrarese che di sotto alberga,

ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca

per sua dimora; onde a guardar le stelle

e 'l mar no li era la veduta tronca.




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