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Ublí – Decima e ultima puntata

[Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9]

Ublí

© Dicembre 1995 Massimo Binelli. Tutti i diritti riservati.



Io intanto mi tormentavo, rimuginavo i fatti e cercavo di rivivere la situazione in cui si era trovato Ublí, per riuscire a simulare dentro di me una sua possibile reazione. Non avevo ancora trovato una conclusione che mi soddisfacesse, perché passavo da visioni di giustiziere a scene di suicidio, oppure fuggivo con la fantasia all'altro capo del mondo, dove forse si trovava veramente Ublí. Cosa potevo o dovevo fare? Raccontare a un giudice la mia “verità”? Certo, avrebbe aiutato a capire le premesse dell'incontro, purtroppo, però, non sapevo nulla del dopo, e come potevo dimostrare che Ublí non era un assassino? Ed anche se lui fosse tornato, avrei potuto aiutarlo sul serio a provare la sua innocenza? Ero furioso, mi sentivo impotente e cominciavo a pensare che da quel labirinto non sarei uscito con facilità.

Senza neppure rendermene conto, iniziai ad acquistare distrattamente il giornaletto di annunci gratuiti, sperando di cogliere qualche spunto interessante, aspettando un'ispirazione. Avevo il desiderio di scovare, tra gli altri, i messaggi fasulli, smascherandoli grazie a indizi fuorvianti, a trappole ben tese. Però non trovavo niente di niente, tutto mi sembrava cosí regolare e piatto da farmi perdere la voglia. Dopo qualche settimana, cominciai io stesso a far pubblicare diversi annunci strampalati, per provare l'ebbrezza del fermo posta e mi accorsi che la quantità di risposte ricevute era legata al significato del messaggio: piú era perverso e piú si moltiplicavano le lettere. C’erano inviti di coppie che desideravano caldamente farmi partecipare ad incontri a tre con “lui contemplativo” oppure con “lui attivo”; altre volte mi rispondevano signore smaniose all'idea di farsi schiavizzare o che impazzivano, sognando il ruolo di “padrone”. In breve tempo, per me diventò come una droga spedire l'annuncio il sabato, comprare il giornale il giovedí della settimana successiva e presentarmi alle poste il lunedí, in una sorta di “giostra vertiginosa della lussuria”. Addirittura escogitai l'uso di piú numeri di documenti con recapito in vari uffici postali, per poter inviare piú annunci contemporaneamente, come se provenissero da persone diverse. Forse un giorno racconterò anche le esperienze che ho vissuto o magari scriverò un libro che potrebbe intitolarsi “Perversione fermo posta”; aspetto solo l'ispirazione per dar vita ad una gran quantità di materiale ben catalogato.

La gente di Monteverde non ha mai capito per quale ragione, quel sabato, è stato ucciso il programmatore solitario e ben poche persone, ormai, ricordano qualcosa dell'accaduto. Ogni tanto, qualcuno mi domanda di Ublí, e io trovo sempre risposte esaustive ed evasive nello stesso tempo. Mi piace pensare che, prima o poi, come ai vecchi tempi, sentirò un clacson sotto casa e scenderò di corsa per ascoltare una storia che, pur superando i limiti della mia immaginazione, mi convincerà e diventerà la nostra verità.

Nel frattempo, sto pensando a cosa rispondere a «Ragazza 25enne, universitaria con molti interessi, dolce e seria cerca ragazzo carino, intelligente e sensibile per amicizia ed eventuale fidanzamento. Richiesto telefono per contatto. Doc. 822238E F.P.C. Monteverde». Questa volta, per me, molto candidamente «sarà la prima volta che rispondo ad un annuncio letto su un giornaletto, un periodico come tanti, comprato per ragioni di lavoro e sfogliato distrattamente fin nelle ultime pagine dove è presente la rubrica degli “Incontri”». Cercherò di scrivere una lettera che «tra chissà quante banali risposte» – cinquanta, cento?, proverò ad immaginare – incuriosisca e affascini la speranzosa inserzionista, fino al punto di spingerla a telefonarmi. Ed a quel punto mi giocherò le carte migliori, poiché ho imparato che non c'è nulla di piú coinvolgente del far immaginare il volto da assegnare ad una voce, ora sensuale, ora misteriosa e ferma, efficace come l'onda del mare, la quale, dopo una lunga carezza, imprevedibile nella sua intensità, riesce a strappar via anche il piú protetto arenile. Incontro dopo incontro, nella mia silenziosa e proficua attesa.



Fine




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Aronta è quel ch'al ventre li s'atterga,

che ne' monti di Luni, dove ronca

lo Carrarese che di sotto alberga,

ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca

per sua dimora; onde a guardar le stelle

e 'l mar no li era la veduta tronca.


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