Business, Sport e Life Coaching

Biografia area sport

Massimo Binelli ai Mondiali Juniores di Pesistica, Lignano Sabbiadoro 1984

Come preambolo della mia biografia sportiva, prendo in prestito alcuni frammenti scritti negli anni Ottanta da Luciano Ferrari, una persona che ha significato molto per me. È un tributo alla memoria che gli devo (Luciano è scomparso nel marzo 2018) ed è un preambolo fondamentale per capire come sono diventato uno Sport Coach, ossia un allenatore della mente per atleti.

 

«Massimo rappresenta per noi, e speriamo rappresenti per tutti, una sorta di simbolo. Sono ormai lontani i tempi in cui, undicenne o dodicenne non ricordo con precisione, il bimbetto arrivava in palestra con la madre che aveva cura di avvolgerlo bene con la sciarpa e non tralasciava mai tutta la serie di raccomandazioni usuali a chi teme per il proprio figlio. In effetti si presentava gracilino, abbisognava di attenzioni. Prime tabelle [di allenamento, nda] volte a “curare” il fisico; quindi altre per le spalle che si dimostravano restie a rientrare nei “ranghi”.

Massimo, in altre parole, frequentava il Vostok, come tanti altri, per “rifarsi le ossa”; era nel turno della pura e semplice “cultura fisica” [il Vostok, questo il nome del centro sportivo di allora, era organizzato in turni: giorni dispari per la “cultura fisica” e giorni pari dedicati alla “pesistica”, nda]. Per caso, come istruttore del Club, lo venni a conoscere. L’allenatore del Club stesso, Giorgio Ferrari, parlava spesso di un bimbetto puntiglioso, orgoglioso, capace di andare in fondo alla tabella anche più “dura” con la tenacia di un adulto, lui gracilino con un visino su cui due occhi vivi parlavano di una acuta intelligenza. […]

Vidi all’“opera” un paio di volte il bimbo; è innegabile: mi piacque; in lui era dato cogliere quegli aspetti di grande “volizione” indispensabili per emergere. Ebbi il primo contatto con lui in occasione dei Giochi della Gioventù di Pesistica che si svolgevano a Camaiore. […]

Risentii parlare di Massimo da mia moglie che, addetta col professor Gualtiero Magnani alla misurazione delle prove del getto del peso dei Giochi della Gioventù, si stupì dello strano abbigliamento del piccolo atleta che, a differenza di tutti, indossava il costumino tipico dei pesisti. […]

Interessato com’ero al “caso”, seguivo intanto l’iter scolastico di Massimo. La sua professoressa di lettere non parlò di un alunno, ma mi recitò un elogio continuo; il preside della Scuola Media di San Luca ribadì le note dell’insegnante allargandole a tutte le discipline. Inutile dire che, tenendo presente il profilo scolastico, alle parole di mia moglie diedi un seguito, ritenendo che fosse maturata la decisione che aspettavo già qualche mese prima.

Fu così che Binelli entrò nella “famiglia” dei pesisti, accolto da tutti come il “baby”. E tale fu per poco tempo. Infatti il bimbo, con facilità sorprendente acquisiva tecnica e potenza. Anzi, per essere più esatti, più potenza che tecnica. Amava scartare quelli che per lui erano “indugi”; voleva imporsi, vincere… superando la differenza di età. I risultati, in certo qual modo, gli davano ragione: ogni mese segnava un miglioramento; il traguardo, stabilito dalla programmazione, veniva raggiunto con largo anticipo.

Prima gara: Campionato Nazionale Cadetti a Savona (il caso!): è terzo solo per una questione di peso (Massimo era di qualche etto più pesante del secondo), quindi battuto dal solo Pujia (più “vecchio” di un anno). L’anno successivo è il trionfo: è il miglior pesista della Toscana, considerando l’età; a San Marino, poi, presente il D.T. della nazionale giovanile, Maestro dello Sport Claudio Poletti, è primo in Italia, in una gara “balorda”, vinta con largo margine sul secondo, ma al di sotto del suo massimale.

Il resto è storia nota. Su invito della Federazione mi reco a casa di Binelli per informare la famiglia dell’interessamento delle “alte sfere” e prospetto la possibilità del trasferimento di Massimo al “college” di Savona.

Stupore, perplessità: ma era così gracilino! come è possibile? vedremo… […]

Alle spalle ha già gare internazionali, compresa la partecipazione ai Mondiali Juniores del Cairo e di Lignano Sabbiadoro, per non dire degli Europei dello scorso anno; parecchi titoli nazionale e ben 11 record italiani.

Aggiungo solo, per chi si intende di sport, che tutto ciò è avvenuto con soli tre allenamenti settimanali, dati gli impegni scolastici».


Lo accennavo, sono parole del professor Luciano Ferrari, per tutti semplicemente “Il Prof” (eclettico istruttore di quella che molti anni fa era la Filpj, Federazione italiana lotta, pesi e judo, nonché vulcanico insegnante di italiano, amato per la sua cultura smisurata e, nel contempo, odiato per la sua ferocia e per i metodi bizzarri di insegnamento, balzati più volte agli onori delle cronache), tratte da una pubblicazione del 1984. Ho preferito che fosse lui a introdurre la mia biografia, perché io non sarei riuscito a trovare parole così efficaci che nel contempo non risultassero una stucchevole auto congratulazione.

Massimo Binelli, Savona 1982Da giovane, ho partecipato alle più importanti competizioni internazionali di pesistica, disciplina nota anche come sollevamento pesi. Dopo il diploma, mi sono iscritto all’Università, perché avevo una “visione” del mio futuro che andava oltre i confini dello sport puro e duro. Ai dirigenti federali dell’epoca, tuttavia, non andava giù che un atleta di alto livello continuasse a “rubare” tempo prezioso agli allenamenti (per loro, era inconcepibile che a un solo atleta venisse concesso il “privilegio” di studiare, visto che i colleghi sudavano in palestra mattina, pomeriggio e sera, lontano dai libri…), e così il rapporto idilliaco tra il sottoscritto e la pesistica iniziò a incrinarsi. Nel 1988, dopo altri due anni di competizioni nel Gruppo Sportivo della Polizia di Stato “Fiamme Oro” e con in tasca il diploma di Allenatore di Pesistica e Cultura Fisica, tra lo stupore generale rassegnai le dimissioni e chiusi definitivamente con la Nazionale italiana di sollevamento pesi e con la Polizia di Stato. Scandalo: non si era mai visto prima che un atleta rinunciasse a un posto di lavoro così ambìto nel mondo dello sport, con prospettive di carriera anche al termine dell’attività agonistica!

Massimo Binelli in pista, Ancona 2019Lo sport, tuttavia, è un morbo che ti resta per sempre nel sangue, e lo sguardo costante a decine di coppe, medaglie, ritagli di articoli sui giornali e cimeli vari contribuiva ad alimentare un animo in eterna ebollizione. Ho provato di tutto, dalle arti marziali allo sci, dalla bici al podismo, finché ho ritrovato una seconda vocazione, seppure con lo spirito del veterano: la velocità in pista, dai 60 ai 400 metri piani. Ai blocchi di partenza, con le scarpette chiodate, ho sperimentato di nuovo quella inebriante tensione emotiva, data dal gesto rapido e potente, con la quale ho convissuto per tanti anni. Continuo tuttora ad allenarmi con metodo e anche in questa affascinante disciplina dell’atletica leggera sono riuscito a raggiungere risultati di tutto rispetto, con un palmares che si arricchisce anno dopo anno. Nel 2016, ho vinto otto medaglie d’oro, tra le quali un oro prestigioso conquistato agli Europei Indoor di Ancona nella staffetta della rappresentativa italiana 4x200.

Questa, in sintesi, è la storia dei miei trascorsi sportivi. Non saranno di certo sfuggite le prime parole del professor Ferrari: «… bimbetto puntiglioso, orgoglioso, capace di andare in fondo alla tabella anche più “dura” con la tenacia di un adulto, lui gracilino con un visino su cui due occhi vivi parlavano di una acuta intelligenza». Come è possibile – è la prevedibile domanda – che un “bimbetto gracilino” sia riuscito ad emergere in una disciplina dell’atletica pesante, quale è la pesistica, solitamente praticata da giganti di oltre 100 chili (questo è lo stereotipo del sollevatore di pesi che fino a qualche anno fa veniva mostrato in tv)? La chiave è racchiusa nelle parole magiche puntiglio, orgoglio e tenacia, qualità che mi hanno consentito di raggiungere obiettivi inimmaginabili.

A quel tempo non era nota la definizione di coaching e il training mentale era un concetto distante anni luce da chi si occupava di preparare le tabelle di allenamento. Nessuno, almeno nelle palestre, sapeva cosa fosse l’autostima, non si parlava di motivazione o di tecniche di visualizzazione: tutti noi atleti dovevamo soltanto preoccuparci di sollevare il peso di una locomotiva alla settimana, perché il risultato era visto come unica conseguenza di allenamenti massacranti.

Massimo Binelli in pista, Ancona 2019Ho iniziato a sentir parlare di Pnl (Programmazione neuro linguistica), di formulazione degli obiettivi, di tecniche di visualizzazione, di metodi per raggiungere la massima concentrazione o di strategie per gestire l’ansia alcuni anni dopo la conclusione della mia “prima” carriera agonistica. Grande è stato lo stupore nel constatare che, pur non sapendo che certe cose avessero un nome, avevo applicato e continuavo ad usare regolarmente tutti questi stratagemmi per allenare la mia mente. Inconsapevolmente, sono stato un Mental Coach ante litteram! Ricordo con lucidità che ripercorrevo il gesto atletico migliaia di volte con la visualizzazione. Cercavo di capire come migliorarlo e mi allenavo mentalmente anche mentre ero sdraiato sulla branda del college dove vivevo o mentre, a piedi, andavo a scuola. Immaginavo ogni gara prima di disputarla e ne vivevo le sensazioni per far sì che, una volta salito sulla pedana, attorno a me tutto fosse normale. A riprova di quel che sto affermando, c’è un dato di fatto inconfutabile: le mie prestazioni in gara sono sempre risultate superori rispetto a quelle ottenute in allenamento. Quasi tutti i miei colleghi, invece, in allenamento erano dei fenomeni, ma in gara rendevano poco; “se la facevano sotto”, come si diceva nello spogliatoio.

Si possono trasferire ad atleti in erba, oppure a campioni che intendono migliorare il loro approccio con la competizione, questi “segreti”? Sì, è possibile, perché così come si allenano i muscoli si può allenare la mente, e il mental coach è l’allenatore della mente


Per questa ragione ho sviluppato il progetto AtletaVincente.com, il primo in Italia, seguito da oltre 2.500 agonisti, che propone un PerCorso di Mental Coaching per atleti completo e pratico, a scelta tra quatto Formule, con il quale condivido tecniche, strategie e fattori di successo messi a punto in oltre 35 anni di esperienza, tra atletica pesante e leggera. Oltre a queste soluzioni, c'è la possibilità di affrontare un “PerCorso di Sport Coaching Top”, personalizzato sulla base delle esigenze individuali.

Sono il mental coach di atleti professionisti in diverse discipline, tra cui atletica leggera, calcio, pallavolo, nuoto, baseball, golf, tiro a volo, tiro a segno, tiro con l’arco, karate, taekwondo, judo, tennis, pattinaggio e biliardo, per citare le principali. A Rio 2016 ho seguito un tiratore egiziano che è entrato in finale e ha disputato lo shoot-off per una medaglia, miglior risultato di sempre per il proprio Paese nella disciplina della fossa olimpica. Seguo atleti olimpionici di diverse discipline.

Inoltre, ogni anno tengo diversi seminari “Atleta Vincente”® in tutta Italia, frequentati da centinaia di partecipanti, tra allenatori, dirigenti, atleti e genitori di atleti. Per maggiori informazioni, ti invito a visitare la sezione Percorsi Formativi.


Lo dico anche nella mia biografia business: la certificazione, ossia il riconoscimento internazionale della qualifica di Certified Mental Coach, è sì importante per dare fiducia a chi intende affidarsi a un coach, ma questa è solo l’ultima tessera di un puzzle da migliaia di pezzi che si compone anno dopo anno, e da sola non è sufficiente. Per questa ragione ho scritto dei miei trascorsi sportivi e, prima ancora, ho lasciato che fossero le parole del professor Ferrari a parlare di me.

Ritengo che uno Sport Coach, per essere credibile, debba aver dimostrato di saper fare (e magari di continuare a fare!) ciò che si propone di trasmettere.

Da qui in avanti, mi affido al pensiero di un altro Ferrari, il mitico Drake, il quale sosteneva che «le vittorie più belle sono quelle che devono ancora venire». Non cito la Casa di Maranello solo per fare colpo, ma perché l’ho studiata e ho scritto un libro sul suo modello di eccellenza.


Titoli e certificazioni


Rassegna Stampa & Eventi

RadiocusanoCampus

Intervista Radio Cusano Campus

30 gennaio 2018

Ospite di “Sport Academy”, rubrica a cura di Camilla Miglio.

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Il Tirreno Massa Carrara

Il Tirreno - Massa Carrara

16 febbraio 2018 - pag. V

“A lezione di strategie vincenti”.

Repubblica it

"Campioni, carboni ardenti e fatturati, l'esercito italiano degli allenatori della mente"

21 febbraio 2019

Articolo su "Repubblica.it".

Che cosa è la visualizzazione

Intervista RadioAgenti.it

11 aprile 2019

Ospite della trasmissione “Il Portafoglio”, con Elisa Pagin e Carlo Tollo.



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