massimo binelli

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Pillole di Coaching

Domenica, 01 Novembre 2020 22:02

Come evitare la trappola amore/odio per l’allenamento (Approccio olistico binelliano)

«Amo fare le ripetute sui 100 ma odio quelle sui 200», «Amo gli allenamenti sulle prove corte ma odio quelli di resistenza», «Amo le prove a cronometro ma odio le salite»… Potrei andare avanti fino all’infinito, perché nella mia pluridecennale esperienza con gli atleti di tutte le discipline sportive non mi è mai capitato nemmeno una volta di sentir dire “amo tutto quello che faccio, in allenamento e in gara, incondizionatamente”. La dicotomia amore/odio emerge sempre con prepotenza e gli atleti, chi più chi meno, hanno la tendenza a dividere il loro mondo in due: quello che amano fare e quello che odiano fare. È una trappola, perché non offre vie di scampo, non ci sono mezze misure. Se “oggi” è in programma l’allenamento che odio, oggi sarà una giornata di melma, senza appello. E affrontare un allenamento che si odia è il modo migliore per soffrire, rischiare di infortunarsi, accumulare stress al posto di divertirsi. Come si evita questa trappola?

Il confine sottile e impalpabile tra amore e odio
Domanda binelliana: se non siamo capaci di amare incondizionatamente il nostro sport, come possiamo aspirare a diventare dei veri Atleti Vincenti?

O mental coach, parti già male! Ti ricordo che sei stato proprio tu a magnificare le lodi di Andre Agassi, uno che ha detto di odiare il tennis, e se non è diventato un Atleta Vincente lui…


Mi aspettavo l’obiezione, ero preparato. È vero, nella Pillola 126 ho citato le parole testuali di Agassi, riportate anche nella quarta di copertina di “Open”, la sua autobiografia:

«Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta… Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita».


Sì può veramente odiare ciò che definiamo l’essenza della nostra vita?

Certamente no, quindi nel caso di Agassi si è trattato di un efficace espediente retorico, perché l’odio per il tennis in realtà poi sublimava nella «piacevole sensazione che dà una palla colpita alla perfezione», che regala «un senso di equilibrio mentale e di calma», e sono sempre sue parole.

Ben diverso sarebbe stato se Agassi avesse detto, per esempio, “odio il rovescio ma amo la volée”, oppure “odio il dritto ma amo il servizio”, perché in quel caso avrebbe spaccato il suo mondo in due: da una parte ciò che amava fare e dall’altra ciò che odiava fare.

Riprendo per un attimo il caso dell’atletica, e in particolare mi soffermo sulla velocità in pista, la mia disciplina, ma il concetto, lo rimarco, è trasversale e applicabile a tutti gli sport.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


È tua la scelta tra ciò che DEVI e ciò che VUOI fare
Se un velocista ama le prove corte ed esplosive ma odia in modo viscerale quelle “lunghe” (e quanti ce ne sono!), perché l’acido lattico gli fa venire da vomitare, con quale stato d’animo può affrontare un allenamento incentrato proprio sulle cosiddette prove lattacide? Possiamo immaginare che sarà un’agonia!

Visto che ho citato Agassi a proposito del tennis, mi sembra opportuno menzionare anche Usain Bolt, là dove nel suo libro autobiografico “Come un fulmine” racconta del cosiddetto “momento di non ritorno” che gli arrivava durante l’allenamento per i 400 metri, definito «un istante di agonia pura» in cui il corpo ti grida di smettere perché «il dolore è intollerabile e ti viene da vomitare».

Dunque non avevo usato a caso il verbo “vomitare”, sebbene sia poco elegante, perché non si tratta di un’espressione volgare di disgusto, ma di una vera reazione fisica, scatenata dalla sofferenza.



Insomma, o ti chiami Agassi, che pur odiando il tennis è diventato il numero uno al mondo, o ti chiami Bolt, che ha abbandonato i 400 metri ed è diventato campione olimpico nonché primatista mondiale dei 100 e dei 200, oppure non hai scampo: la dicotomia amore/odio va risolta.

La scelta, come ripeto sempre, è tua. Puoi continuare ad inquinare la tua mente con pensieri negativi riguardo a ciò che NON ti piace fare ma che DEVI fare, oppure puoi superare questa dicotomia in favore di quello che Wayne Dyer, da me citato più volte, definirebbe “approccio olistico”, ovvero riferito al “tutto” e non alle singole parti.

L’approccio olistico... binelliano
In altre parole, significa considerare l’allenamento nella sua totalità e completezza e non come una somma di prove che ami fare e di prove che odi fare. Il risultato finale, infatti, sarà la conseguenza di questo insieme, ovvero un tutt’uno non esprimibile come il semplice assemblaggio di parti che piacciono e parti che non piacciono.

Ecco che allora torna prepotentemente alla ribalta la mia Formula Potente dell’“anche se”, le due parole magiche di cui ho parlato nella Pillola 113.

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


Ti avevo suggerito di usarla in tante occasioni, a partire dal momento in cui ti svegli, guardi fuori, scopri che piove e taac!, scatta implacabile quel “che giornata di melma” che, nella più classica delle profezie che si autoavverano, condizionerà effettivamente tutta la tua giornata!

Sì, perché anche questa è una dicotomia amore/odio: “amo le belle giornate e odio le giornate di pioggia”, ma questo atteggiamento non fa altro che amplificare una preferenza frutto del libero arbitrio, perché sei tu che SCEGLI di odiare le giornate cattive e di amare quelle buone.

Perché, al posto di dividere le giornate in buone e cattive non ami il tempo per quello che è? In fondo, lui, il tempo, non lo sa di essere buono o cattivo, semplicemente esiste.

Sai che barba e che danno se tutti i giorni fossero di sole? Moriremmo di siccità! E se tutti i giorni fossero di pioggia? Moriremmo alluvionati! Quindi lasciamo che il tempo esista e diciamo a noi stessi che “anche se oggi piove…” (completa tu il pensiero, ormai sai come fare).

Alla stessa stregua, se oggi sono in programma le ripetute lattacide che ti fanno vomitare, accettale come una giornata di pioggia e immagina che proprio come la pioggia, che è vita per il terreno arido, l’acido lattico è linfa per i tuoi muscoli, farà migliorare la tua prestazione e, siccome fa parte del tutto, non è evitabile!

Che ne dici, ti piace questo “approccio olistico binelliano”?

È il momento di agire!
Io sono convinto che ci possiamo lavorare sopra, se ne avrai voglia, poiché anche in questo caso è tua la scelta di farlo o di continuare a odiare ciò che non ti piace. Se vuoi scoprire come sviluppare l’approccio olistico binelliano nei confronti di tutto ciò che odi, nel tuo sport e anche nella vita, perché sport e vita sono due facce della stessa medaglia, contattami e ne parliamo… Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Domenica, 01 Novembre 2020 22:02

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