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Il Blog di Massimo Binelli

Crescita Personale

Domenica, 30 Gennaio 2022 21:08

Come evitare la sofferenza interiore (Attaccamento, impermanenza e cambiamento)

«Se non hai ciò che vuoi, soffri; se hai ciò che non vuoi, soffri; e soffri anche quando hai esattamente ciò che vuoi, perché non puoi tenertelo per sempre». È una frase di Socrate, non il filosofo greco, ma il maestro di vita di Dan Millman, protagonista del libro “La via del Guerriero di Pace”, un testo che io considero una pietra miliare per chi intende intraprendere il cammino verso la vera consapevolezza. Le parole di Socrate lasciano intendere che si può evitare di soffrire per quello che vorremmo avere, ma non abbiamo; per quello che abbiamo, ma non vorremmo avere; e per quello che abbiamo paura di perdere, ma come si fa?

Come modificare i pensieri che provocano sofferenza

La sofferenza di cui parla Socrate discende dai nostri pensieri, non è certo una sofferenza provocata da dolore fisico, perciò la risposta alla domanda “come si fa ad evitare di soffrire” parrebbe persino banale: per smettere di soffrire è sufficiente smettere di pensare.

O mental coach, partiamo bene! Nemmeno i santoni dopo 40 anni di meditazione riescono a smettere di pensare…


La “trappola” sta proprio nell’apparente semplicità della soluzione, perché non esiste mental coach, guru o santone che possa insegnarci a smettere di pensare. Ergo: se non possiamo smettere di pensare, dobbiamo imparare a cambiare i pensieri che ci fanno soffrire.

«Se non hai ciò che vuoi, soffri»: cosa ci ricorda la prima ipotesi di Socrate? Ci ricorda il “filtro della scarsità”, trattato nella Pillola 168, quindi la soluzione è semplice: per evitare di soffrire pensando a ciò che ci manca, bisogna cambiare il modo di pensare, passando dalla scarsità (ciò che manca), all’abbondanza (ciò che c’è nel “qui e ora”).

Al fine di ottenere questo risultato, ci vengono in aiuto due parole magiche: “anche se”, delle quali ho parlato nella Pillola 113.

Facciamo un esempio. “Sto soffrendo perché lavoro come un matto, ma ho la sensazione di essere sulla ruota del criceto, non sono soddisfatto, non guadagno abbastanza e non ho nemmeno tempo libero”. È certamente un pensiero negativo che provoca sofferenza, perché soddisfazione, denaro e tempo libero sono indicatori concreti della percezione di scarsità, di cosa manca.

Dando per assodato che chi dovesse formulare un simile pensiero non possieda la bacchetta magica per trasformare con un abracadabra le cose materiali, la soluzione consiste nel modificare il modo di pensare:

“Anche se al momento non sono soddisfatto del lavoro che svolgo, perché guadagno poco e non ho sufficiente tempo libero, accetto questa situazione momentanea e al posto di lamentarmi, che mi porta soltanto sofferenza, mi metto a cercare un nuovo lavoro più adatto alle mie aspettative”.

Ovviamente nessuno formulerà mai un pensiero così, che sembra uscito dal “libro dei sogni”, ma il senso è palese: accetto la realtà e al posto di lamentarmi dei miei problemi, mi metto subito a cercare le possibili soluzioni.

 

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...

 

Concentrati su ciò che VUOI, non su quello che NON VUOI

«Se hai ciò che non vuoi, soffri»: cos’altro ci fa venire in mente la seconda causa di sofferenza evidenziata da Socrate? Ci fa venire in mente l’autosabotaggio innescato dal pensiero negativo. Non volevamo avere l’ansia, ma l’ansia ci ha divorato; non volevamo avere paura, ma poi siamo rimasti paralizzati dal terrore; non volevamo sbagliare, ma abbiamo inesorabilmente sbagliato; non volevamo perdere, però abbiamo perso malamente.

L’autosabotaggio è un processo inconsapevole che porta alla ben nota profezia che si autoavvera, trattata nella Pillola 58, perché la nostra mente, nel bene o nel male fa di tutto per accontentarci e interpreta ogni nostro pensiero, positivo o negativo che sia, come un desiderio.

La soluzione, in questo caso, è ancora più semplice da attuare rispetto al passaggio dalla “scarsità” all’“abbondanza”, perché è sufficiente, orientare il pensiero positivo verso ciò che vogliamo che accada, al posto di farci tormentare dal pensiero negativo di ciò che temiamo possa accadere.

In fin dei conti, quando usciamo di casa ci tormentiamo pensando che potremmo essere colpiti da un fulmine, che un vaso di fiori potrebbe piombarci in testa dal quinto piano o che un’auto potrebbe investici mentre attraversiamo la strada sulle strisce pedonali, oppure, molto più semplicemente, pensiamo a quello che stiamo andando a fare?

Mantieni il focus sul “qui e ora” e goditi ogni istante

E adesso vediamo l’ultima causa di sofferenza evidenziata da Socrate: «Soffri anche quando hai esattamente ciò che vuoi, perché non puoi tenertelo per sempre». La soluzione per evitare questa sofferenza, apparentemente irrazionale, perché parrebbe illogico soffrire quando si ha “esattamente” ciò che si vuole, è proprio l’essenza del concetto di consapevolezza.

Il segreto è tenere il focus sul momento presente, evitando di pensare a quello che succederà dopo e a quello che è appena successo, perché ogni secondo che viviamo ha la stessa “durata” e importanza di tutti i secondi appena trascorsi e di tutti i secondi che trascorreranno.

Il tempo non ha memoria, semplicemente esiste; siamo noi che abbiamo memoria, ma per evitare che la memoria diventi un ergastolo per la mente dobbiamo adottare la strategia dell’impermanenza, del cambiamento, dell’abbandono dell’attaccamento morboso alle cose materiali che ci tengono ancorate a un tempo che cambia istante dopo istante.

Nella Pillola 185 ho parlato dei mandala, quelle meravigliose opere d’arte fatte di sabbia colorata e realizzate dai monaci tibetani con infinita pazienza. Poco dopo il loro completamento, gli stessi monaci li distruggono in un lampo. Lo fanno appunto per imparare il non attaccamento, per capire che nulla dura per sempre, ed è l’esempio perfetto di cosa significhi vivere l’azione, non l’aspettativa del risultato, che sarà soltanto il gioco di un istante.

Per vivere l’azione, evitando di soffrire per ciò che poteva essere e non è stato (passato) o per ciò che potrebbe accadere o non accadere, in conseguenza della nostra azione (futuro), dobbiamo aumentare la consapevolezza del presente, e l’unico modo per farlo è dire a noi stessi, con consapevolezza, attenzione, concentrazione e convinzione,

IO SONO QUI
QUESTO È IL MIO MOMENTO
IO MI IDENTIFICO CON QUESTO MOMENTO

Per approfondire il senso di queste tre affermazioni ti invito ripassare la Pillola 170, in cui parlo delle strategie per vincere la paura di essere felici.

È il momento di agire!

Vuoi scoprire assieme a me le tecniche più efficaci per affrontare il cambiamento ed evitare sofferenze psichiche dovute a inutili pensieri negativi? Sai come fare: contattami e ne parliamo... Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Domenica, 30 Gennaio 2022 21:08

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