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Il Blog di Massimo Binelli

Crescita Sportiva

Domenica, 07 Marzo 2021 19:25

Rispettati, e verrai rispettato (Impara a sospendere il giudizio su di te)

Perché pratichiamo sport? Per la salute, il benessere e per altre mille e una ragioni, ma una prevale su tutte: per divertimento. Si può percepire il lavoro come un dovere, ma non lo sport, sarebbe una contraddizione in termini. Ne ho parlato nella Pillola 165 dedicata proprio al binomio sport e divertimento. E perché ci appassiona così tanto guardare eventi sportivi? Sempre per divertimento. La storia dello sport è piena zeppa di campioni “simpatici” (e a titolo personale posso citare Usain Bolt, Valentino Rossi, Jury Chechi) e di campioni “antipatici” (sempre a titolo personale posso nominare Lewis Hamilton, Zlatan Ibrahimović, Christophe Lemaitre). Al di là dei gusti e delle eccezioni soggettive, perché un atleta viene percepito come universalmente simpatico oppure irrimediabilmente antipatico?

Simpatici e… Vincenti

Parto dalla mia “antipatia” nei confronti dell’uomo che non ride mai, ovvero Lemaitre, il velocista francese che esattamente 10 anni fa, nel 2010, è diventato il primo atleta bianco a scendere ufficialmente sotto i 10 secondi nei 100 metri piani.

Era il 2 giugno 2016 e quell’anno, dopo un primo oro conquistato nella staffetta azzurra 4x200, ai Campionati Europei Master Indoor, e un secondo oro vinto nella Staffetta Svedese ai Campionati Italiani, avevo avuto l’onore di partecipare al prestigioso Golden Gala “Pietro Mennea”, gara del circuito Diamond League, svoltosi a Roma in concomitanza con i festeggiamenti per i 70 anni della Repubblica.

Durante il riscaldamento, sul prato e lungo la pista dello Stadio dei Marmi, adiacente all’Olimpico dove si svolge il Golden Gala, tutti noi veterani ci eravamo fatti immortalare in una preziosa foto ricordo con mostri sacri del calibro di Justin Gatlin, Ameer Webb, Wayde Van Niekerk, che avevano gradito divertiti l’intrusione. Addirittura Van Niekerk ci chiese cortesemente di aspettare che finisse una serie di andature e poi venne lui a chiamarci per la foto!

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


Tutti avevano gradito, meno uno: Lemaitre. Mi ero avvicinato al francese e avevo sentito un ringhio. Mi ero subito voltato a destra e a sinistra, pensando che avesse portato con sé un cane da guardia, ma no: era proprio lui che ringhiava. “Grazie, arrivederci e tanti saluti a La Marianne”.

Cosa accomuna gli atleti simpatici, da una parte, e gli antipatici, dall’altra?

I “simpatici” si accettano per quello che sono, accettano le loro debolezze, accettano di non essere perfetti, non si prendono mai troppo sul serio ed evitano di criticarsi ferocemente o, peggio, di insultarsi a voce alta quando sbagliano.

Un esempio su tutti? Valentino Rossi. Ricordi cosa rispose nelle interviste rilasciate alla conclusione del MotoGP d’Olanda del 26 giugno 2016, ad Assen, interrotto malamente dopo una caduta sull’asfalto viscido?

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...

 

Ti piacerebbe essere un “somaro” come Lui?

Molti altri piloti, scivolati come lui a causa della pioggia torrenziale, cercarono scuse, parlarono di gomme fredde, di assetto non adatto alle pessime condizioni della pista e via discorrendo, mentre il Dottore di Tavullia disse testualmente: «Le responsabilità sono solamente mie. Sono arrivato alla curva 10 troppo veloce e sono scivolato come un somaro».

Le frasi pronunciate da chi stava soltanto cercando alibi per attenuare le proprie responsabilità sono state portate via dal diluvio, mentre quel “sono stato un somaro” di Rossi ha conquistato le prime pagine di tutti i giornali e ce lo ricordiamo ancora oggi.

Gli “antipatici”, invece, non si perdonano nulla, sono sempre imbufaliti contro tutto e contro tutti, hanno bisogno di trovare un alibi per giustificare il loro momentaneo insuccesso.

Non sarà difficile, per te, tornare con la mente al nome di qualche tennista che dopo imprecazioni, urli e strepiti spaccava una racchetta dopo l’altra (anche oggi c’è chi in campo dà in escandescenza, per onor di cronaca…).

Un vero Atleta Vincente si rispetta, non si lamenta, non si critica mai ferocemente e, se lo fa, usa l’autoironia, come è capitato al Dottore; e soprattutto non cerca mai scuse a sua discolpa.

Questa forma di accettazione rende l’atleta “simpatico” e umano, e dunque meritevole di rispetto, anche quando sbaglia.

Finché un atleta non imparerà ad accettare quello che è “in questo momento”, ossia nel suo “qui” e nel suo “ora”, diventando un tutt’uno con quel momento, non potranno attivarsi i meccanismi potenti del cambiamento, dell’evoluzione e della crescita, e dunque non scatterà nemmeno l’empatia con il pubblico.

O mental coach, ma cosa vuol dire accettare, per te? Significa arrendersi e subire in silenzio?


No, accettare non significa arrendersi, tutt’altro! Significa prendersi le proprie responsabilità, lo ribadisco, come recita la mia regola numero 1 tratta dalla Pillola 88:

Non ci sono scuse che tengano: la responsabilità della tua prestazione è soltanto tua.


Ricordi cosa dicevo nella Pillola 92, dedicata all’accettazione e all’autostima?

«Accettarsi vuol dire tifare per sé stessi, vuol dire alimentare la propria “vocina” con espressioni quali “io sono la persona che sta facendo questa cosa ORA e mi sta bene così”, “io mi accetto ORA per quello che sono”, “io sto bene con il mio corpo e con la mia mente ORA e ho fiducia in me”, “io mi piaccio così come sono ORA”, “io mi tratto con rispetto perché me lo merito”. In altre parole, significa essere alleati di sé stessi e non avversari».



La routine di autovalutazione

In conclusione, l’atleta che cerca di capire cosa gli è appena successo, al posto di criticarsi e insultarsi, è in grado di mettere in atto la routine di autovalutazione spiegata nella Pillola 153:

ho sbagliato > reagisco e analizzo > trovo una soluzione > archivio in fretta l’errore > riparto subito con più convinzione.

È una precisa scelta, basata sulla ricerca della soluzione, al posto di restare fermi e impantanati nel problema. Stop alle lamentele e alle critiche e via libera alla prossima azione!

E chi agisce merita sempre rispetto e affettuosa simpatia, perché soltanto “chi non fa non falla”, come recita un antico proverbio napoletano...

È il momento di agire!

Se vuoi lavorare assieme a me su accettazione e miglioramento continuo, punti di forza in grado di assicurarti rispetto e “simpatia”, contattami e ne parliamo! Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Martedì, 15 Marzo 2022 23:36

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