massimo binelli

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Pillole di Coaching

Domenica, 06 Maggio 2018 21:16

Ottimismo e pessimismo (Automotivazione e autosabotaggio)

Un’attenta lettrice mi ha fatto notare che nel mio libro “Atleta Vincente” la parola “ottimismo” compare soltanto due volte, e in entrambi i casi è usata in tono ironico, non nel suo significato proprio. Confesso che non è stata una scelta consapevole, tuttavia questa osservazione curiosa mi ha fatto riflettere. Cos’è realmente l’ottimismo, mi sono chiesto? Che differenza c’è, se c’è, tra l’ottimismo e il pensiero positivo, una delle due colonne portanti del mio libro?

Vaccinati contro il fallimento
La persona ottimista coltiva dentro di sé forti aspettative, è fiduciosa e crede che gli eventi prima o poi volgeranno al meglio, perché “non può piovere per tutta la vita”, come dice Aureliano Secondo in “Cent’anni di solitudine”. L’ottimismo quindi è una sorta di “antidoto alla disperazione”, che è la principale causa di autosabotaggio, ma per funzionare, questo antiveleno, deve essere foriero di una speranza sana, realistica, altrimenti l’effetto che ne scaturisce rischia di essere persino peggiore del pessimismo cosmico di Leopardi.

Imparare ottimismoMartin Seligman, considerato il fondatore della psicologia positiva, nel suo libro “Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero”, definisce l’ottimismo sulla base del modo in cui le persone spiegano a loro stesse i propri successi e i propri fallimenti. Gli ottimisti attribuiscono il fallimento ad aspetti marginali che non hanno funzionato e che possono essere modificati per garantire il successo dei tentativi futuri (“Ce la posso fare!”), laddove i pessimisti si ritengono gli artefici delle loro sventure, provocate da circostanze immodificabili (“Sono un buono a nulla, non ce la farò mai!”).

È evidente che atteggiamenti così diversi si ripercuotono in modo significativo sulla maniera in cui gli uni e gli altri reagiscono agli eventi della vita. L’ottimista reagisce a ogni sconfitta trovando la motivazione necessaria per andare avanti, mentre il pessimista piomba nel disfattismo e si arrende.

Nel mio libro, invece, parlo di pensiero positivo e negativo, più che di ottimismo e di pessimismo, perché sia l’automotivazione dell’ottimista sia l’autosabotaggio del pessimista prendono forma e vita nel dialogo interno, che può essere negativo o positivo, può essere orientato alla scarsità o all’abbondanza, può essere formulato per allontanarsi da qualcosa o per andare verso qualcos’altro.

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


A seconda di come ci parla, la nostra “vocina” può darci la carica oppure può avvelenarci la mente, ma a differenza dell’ottimismo e del pessimismo, che fotografano l’identità di una persona, il dialogo interno lo possiamo cambiare. In modo ancora più schematico, si può dire che il pensiero suscita emozioni, le emozioni modificano lo stato d’animo, lo stato d’animo influenza le azioni, le azioni condizionano il risultato. Ergo:

il pensiero condiziona il risultato!


Se manteniamo il contatto con le nostre emozioni, riusciamo a capire immediatamente quando c’è un pensiero negativo che sta ronzando in testa, perché un’emozione negativa è provocata esclusivamente da un pensiero negativo, quindi possiamo intervenire subito.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


Il podista... ottimista
Ho parlato anche di “scarsità”, pensiero negativo, e di “abbondanza”, pensiero positivo. Per spiegarti la contrapposizione tra questi due concetti, che il senso comune semplifica con le locuzioni “bicchiere mezzo vuoto” e “bicchiere mezzo pieno”, ti propongo un esempio… podistico.

Prendiamo due amici che si allenano assieme da alcuni mesi e un paio di volte alla settimana corrono per una dozzina di chilometri, alla medesima andatura. Hanno raggiunto uno stato di forma perfettamente equilibrato e terminano l’allenamento provando sensazioni di affaticamento pressoché identiche.

Un bel giorno decidono di mettersi alla prova e di affrontare una gara su strada di 10 chilometri, distanza che immaginano di poter completare agevolmente. Per effetto dell’adrenalina scatenata dalla competizione, iniziano a correre con un passo più allegro rispetto al consueto allenamento, fianco a fianco, e prestano attenzione ai segnali che indicano la distanza: 1° chilometro, 2° chilometro… Arrivati al 9° chilometro, uno dei due, quello che vede il “bicchiere mezzo vuoto”, che percepisce la scarsità, che sente il peso della strada macinata anziché guardare il traguardo, inizia a dire “Non ce la faccio più”, “Sto scoppiando, mi devo fermare”, “Manca ancora un chilometro, non ci arriverò mai al traguardo”.

L’altro, di contro, quello che vede il “bicchiere mezzo pieno”, che percepisce l’abbondanza, replica all’amico che sta per piantarsi a un chilometro dall’arrivo e gli dice “Dai, manca solo un chilometro”, “Possiamo farcela”, “Teniamo duro per altri cinque minuti e siamo arrivati”.

Il primo guarda indietro e sente il peso della fatica; il secondo guarda avanti e cerca le ultime risorse dentro di sé per raggiungere l’obiettivo. Hanno nelle gambe lo stesso allenamento fisico, eppure il pensiero negativo dell’uno fa comparire immagini e sensazioni di fallimento che lo portano a rinunciare, mentre il pensiero positivo dell’altro evoca immagini e sensazioni di successo che gli fanno stringere i denti ancora per qualche minuto, fino al traguardo.

È il momento di agire!
Ecco dunque la domanda binelliana. Visto che Martin Seligman ci insegna che l’ottimismo si può apprendere, a te piacerebbe dare una svolta alla tua vita imparando a cambiare all’istante il tuo pensiero da negativo a positivo? Intanto ti invito a leggere anche il mio libro, che contiene ben 47 strategie per diventare campioni nello sport e nella vita, poi contattami e ne parliamo… Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Domenica, 06 Maggio 2018 21:16

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