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MENTAL COACH E FORMATORE

Il Blog di Massimo Binelli, Mental Coach e Formatore

Pillole di Coaching

Lunedì, 15 Giugno 2015 09:36

Perché un atleta, preparato e dotato, perde! (Paura di vincere)

Sono stato invitato ad una bella manifestazione di pugilato. Chi mi ha chiesto di partecipare sa che sono un allenatore della mente e ha degli obiettivi importanti riguardo al sodalizio sportivo di cui è dirigente. Al termine di un incontro, finito in pareggio, ho chiesto al giovane e promettente pugile di casa perché avesse avuto “paura di vincere”. Tu hai mai avuto paura di vincere?

Il dialogo interno condiziona le tue azioni
Questo atleta, molto dotato, ma ancora senza vittorie all’attivo, ha sgranato gli occhi, come a dirmi “come hai fatto a capirlo”, poi mi ha detto: «Sai, ho paura di ferire il mio avversario. Alla fine dell’incontro lo abbraccio come a chiedergli scusa. Io faccio volontariato, aiuto le persone, non riesco ad accettare l’idea che potrei fare molto male con un colpo. Però il pugilato mi piace…». A quel punto gli ho chiesto cosa aveva detto la sua “vocina” prima di salire sul ring e, come mi aspettavo, mi ha confessato che nella sua testa era convinto che se non avesse attaccato avrebbe perso anche questa volta. Dunque l’ho incalzato chiedendogli in che modo fosse arrivato a un pareggio, visto che alcuni colpi buoni erano andati a segno, e lui: «Per la prima volta ne ho parlato con il mio allenatore e mi ha motivato ad attaccare senza paura, ma non ho dato il massimo. Se l’avessi fatto, avrei vinto».

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Cambia il livello di osservazione della realtà

Ho replicato poche parole, spiegando che il pugilato, noto come la “nobile arte”, è uno sport da combattimento ma è anche una forma di autodifesa. Occorrono coraggio, forza, velocità e, soprattutto, intelligenza. L’intelligenza di capire, e visualizzare nella propria mente, che l’avversario va visto come una sagoma da colpire per mettere a segno un punto in sicurezza, non come un essere umano da ferire. Un po’ come accade nella scherma: un tempo la spada uccideva, mentre oggi è solo il mezzo per arrivare al “contatto elettrico” dell’avversario che non è riuscito a proteggersi schivando o parando l’attacco. Ho concluso sottolineando che nel pugilato moderno il rischio di far male all’avversario è molto inferiore rispetto al rischio corso dai calciatori in campo, che sempre più frequentemente vediamo con maschere e caschi a protezione di setti nasali frantumati o teste rotte, senza contare che la violenza dell’urto di un pallone colpito di testa da un calciatore provoca al cervello molti più scossoni di quanto possa fare un pugno messo a segno sul caschetto dell’avversario sul ring, obbligatorio negli incontri dilettantistici.

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Il giovane pugile mi ha guardato con un sorriso liberatorio e ha affermato con convinzione che se gli avessi parlato così prima dell’incontro avrebbe vinto. Due minuti! E ho usato argomenti che sono l’anticamera dell’allenamento mentale. Ho soltanto delineato un confine all’interno del quale si potrebbe lavorare. Se avrò la fortuna di diventare il mental coach di questa società pugilistica, sono certo, e qui mi gioco la carriera, che questo atleta supererà la sua paura di vincere e diventerà un campione.

Formula vincente: 50% Preparazione fisica e 50% Potenza mentale
Ti stai chiedendo come faccio ad avere una simile certezza? Beh, con un po’ di mestiere, ho potuto constatare con i miei occhi che il “problema” di questo pugile che ha paura di vincere è solo mentale. La “colpa” è sempre di quel fatidico 50% che spesso viene trascurato: un atleta può raggiungere un’ottima preparazione tecnica e fisica, ma siamo ancora a metà dell’opera perché per forgiare un campione occorre curare anche l’altra metà, quella che riguarda la mente, e non sto esagerando. Sono fermamente convinto che un campione, un vincente, sia l’espressione di un equilibrio perfetto tra il 50% di bagaglio tecnico e fisico e il 50% di potenza mentale. Per la prima metà c’è un intero staff formato, a seconda dei casi, da allenatori, preparatori atletici, massaggiatori e fisioterapisti; per la restante metà c’è l’allenatore della mente. Finché le società sportive non raggiungeranno questa consapevolezza, avranno sempre campioni a… metà e sentiremo commenti del tipo “è il più forte di tutti ma non riesce a vincere, e non si capisce il perché”.


Il perché può capirlo un Mental Coach, ed è sufficiente (si fa per dire…) una domanda. Al proposito, ricordi la Pillola sulle domande potenti? Chi mi aveva invitato era lì ad ascoltare con gli occhi sbarrati. Due-minuti-due di intenso colloquio con un atleta sono stati più efficaci di due ore di seminario, per far capire l’importanza dell’allenamento mentale.

È il momento di agire!
Sei un atleta, un allenatore o un dirigente sportivo e vuoi saperne di più? Che ne pensi di lasciare proprio tu il primo commento qui sotto? Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Lunedì, 22 Maggio 2017 14:25
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