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BUSINESS E SPORT COACH

Il Blog di Massimo Binelli Mental Coach

Pillole di Coaching

Autosabotaggio

Come creare una Mentalità Vincente (Se pensi come un perdente, la colpa è solo tua)
Pubblicato in Crescita Personale

Ne ho già parlato nella Pillola 168, dedicata a valori, aspettative, credenze, convinzioni, ovvero i “filtri” con cui elaboriamo la realtà percepita dai nostri sensi: la responsabilità dei pensieri che decidiamo di formulare e tenere in testa è soltanto nostra. Avevo spiegato che il pensiero è l’attività mentale mediante la quale noi esseri umani prendiamo coscienza di noi stessi e della realtà, formuliamo ipotesi e giudizi, elaboriamo contenuti e informazioni per arrivare a delineare la “mappa del mondo” in cui viviamo. Quindi, se ci ronza in testa un pensiero autolesionista, dobbiamo prendercene la colpa, così come dobbiamo prenderci il merito se scegliamo di farci cullare da un pensiero di successo. Nessuno potrà mai obbligarci a pensare a qualcosa a cui non vogliamo pensare, e siccome le emozioni discendono dai pensieri e dalle immagini che scorrono nella nostra mente, dobbiamo prenderci anche la piena responsabilità delle emozioni che stiamo provando. Come si passa, dunque, da un atteggiamento da perdenti a una Mentalità Vincente?

Nessuno può toglierci la libertà di pensare

Anche un ergastolano gode di una libertà che non può essere in alcun modo limitata, né dalla legge né dalle sbarre di una cella: la libertà di scegliere a cosa pensare, e quindi la libertà di decidere con quale stato d’animo affrontare la sua condizione di carcerato.

Significa che…

… ci si può sentire liberi dentro a una prigione, ma alla stessa stregua ci si può sentire imprigionati da pensieri che scatenano emozioni negative e autosabotaggio pur godendo della massima libertà di movimento e di azione.


Nel primo caso, il carcerato vive un’esperienza di vittoria interna, pur in presenza di una irreversibile condizione di sconfitta esterna (ha sbagliato e ne pagherà le conseguenze per tutta la vita); nel secondo, chi è prigioniero dei propri pensieri vive la condizione di eterno perdente, pur potendo affrontare la vita da vincente. Se vuoi saperne di più sulle due facce della vittoria e della sconfitta, ti invito a rileggere la Pillola 159.

La costruzione di una Mentalità Vincente, quindi, parte dalla scelta consapevole di pensare sulla base di schemi vincenti, che dovranno sostituire pensieri e immagini di sconfitta che affondano le radici negli insuccessi del passato o sono scatenati dall’angoscia per il futuro.

Piccolo inciso: il concetto di “vincente”, come spiego nel mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, nel quale sport e vita rappresentano due facce della stessa medaglia, va interpretato in modo corretto, per evitare distorsioni e frustrazioni.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...

 

Le due facce del successo

Vincere non significa necessariamente salire sul gradino più alto del podio o, in senso lato, avere sempre la meglio sugli altri. Vincere significa avere la piena consapevolezza di aver dato il proprio 100 per 100, al fine di poter valutare la prestazione e mettere in atto la Formula del Miglioramento (ne ho parlato nella Pillola 153 a proposito della Motivazione).

Chi sviluppa una vera Mentalità Vincente non pretende sempre la perfezione da sé stesso, che è pura illusione. Pretende di dare il massimo in ogni circostanza e accetta il risultato che consegue, perché sa che in quel preciso momento non poteva ottenere di più, evitando, nel contempo, di criticarsi, di insultarsi o di mettere in atto comportamenti autolesionistici perché non è stato raggiunto un obiettivo, salvaguardando così la propria autostima.



Ogniqualvolta accettiamo una sconfitta esterna, ce ne assumiamo la piena responsabilità e ne approfittiamo per migliorare tutto ciò che potrà farci vincere la volta successiva, aggiungiamo un mattone alle fondamenta su cui stiamo edificando la Mentalità Vincente.

Se, in un momento di sfiducia, invece, lasciamo che un pensiero da perdenti si insinui nella nostra mente, di mattoni ne demoliamo dieci, e questa metafora ci fa capire che la stabilità della costruzione dipende esclusivamente da noi e dalla forza dei nostri pensieri.

O mental coach, e come si fa a sapere di aver costruito una Mentalità Vincente solida come il Forte Bastione?


Ero preparato alla domanda… Si può affermare con assoluta certezza di aver sviluppato una vera e incrollabile Mentalità Vincente quando si raggiunge la piena consapevolezza delle proprie emozioni.

Sì, perché le emozioni discendono dalle immagini che si formano nella nostra mente, le quali a loro volta sono evocate dai pensieri che scegliamo di formulare e tenere in testa, quindi se una persona è consapevole di provare sempre emozioni positive e funzionali, vuol dire che quella persona ha sviluppato la capacità di pensare in modo positivo, utile e funzionale, ovvero… Vincente!

Scegli cosa vuoi diventare

Abbandonarsi alle emozioni negative e non funzionali è da perdenti, vuol dire farsi dominare dalla nostra mente; scegliere quali emozioni provare, dominare le emozioni e renderle funzionali ai nostri obiettivi, invece, è da Vincenti.

«O si domina o si è dominati», giusto per citare ancora il titolo di un libro di Dario Bernazza, già menzionato nella Pillola 138.

Chi ha sviluppato una Mentalità Vincente, tuttavia, non è immune dalle sirene delle emozioni e non diventa un automa: semplicemente non si lascia paralizzare come il povero leprotto che resta immobile in mezzo alla strada ipnotizzato dai fanali del tir che sta per travolgerlo.

La Persona Vincente dialoga con le proprie emozioni, canalizza l’energia della rabbia al posto di disperderla, usa la forza dell’ansia da prestazione come attivatore potente, ascolta la paura per diventare più vigile e, se capita, approfitta della tristezza per ritrovare il contatto con sé stessa.

Il perdente, di contro, si lascia sopraffare dalla rabbia, si fa annebbiare la mente dall’ansia, si annichilisce per la paura e cade nella malinconia più profonda se sente una punta di tristezza.

Tu cosa vuoi diventare? Una Persona Vincente o un perdente?


È tua la scelta! Se continui a rimuginare sul passato e sugli errori commessi, se ti arrabbi sempre per delle stupidaggini, se pur avendo lavorato sodo hai l’ansia per quello che potrebbe andare storto, allora hai scelto di essere un perdente.

Se, all’opposto, in tutte le situazioni, anche le più difficili, ti concentri sulla ricerca di una soluzione al posto di restare impantanato nel problema, e se quando qualcosa non ha funzionato cerchi di pensare a come migliorare al posto di lamentarti, perché sei diventato consapevole che farlo è solo uno spreco di energia, allora fatti i complimenti: hai sviluppato una Mentalità Vincente.

La Persona Vincente riesce ad affrontare ogni momento della sua vita, anche il più difficile, anche il più denso di problemi, con uno stato d’animo positivo e con atteggiamento proattivo, perché ha capito che lasciarsi andare e subire gli eventi, o semplicemente reagire dopo che le cose sono successe, è come finire nelle sabbie mobili, agitarsi per uscirne, ma ottenere l’unico risultato di sprofondare lentamente e inesorabilmente, fino a restare sommersi dalla melma.

Bisogna agire in modo proattivo per evitare di finirci, nelle sabbie mobili!

È il momento di agire!

In conclusione, per sviluppare una Mentalità Vincente non devi nemmeno avere il tempo per pensare come un perdente. Vuoi scoprire come si fa? Contattami e ne parliamo… Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Come fare reset per ripartire da Vincenti (Autovalutazione mentale, tecnica e fisica)
Pubblicato in Crescita Sportiva

Nel corso della sua carriera, a un atleta prima o poi capita di attraversare un periodo nero, in cui sembra di aver disimparato tutto, e tutto diventa macchinoso, non più automatico. È come se improvvisamente quell’atleta si fosse dimenticato come si fa ad andare in bicicletta, a guidare l’auto, ad allacciarsi le scarpe e ogni suo gesto dovesse essere preceduto da un ragionamento sulla procedura da mettere in atto. In questi casi, occorre fare un bel reset, un “riavvio”, per dirla nella lingua dell’informatica, e ripartire da un punto fermo, una sorta di “punto di ripristino”, proprio come quello dei sistemi operativi che permettono di gestire le risorse dei computer.

Quando il Monco sconfigge il Sano (Crederci fino in fondo)
Pubblicato in Crescita Personale

Ogni tanto mi fermo a contemplare la libreria del mio studio, che contiene qualche migliaio di volumi. Lascio correre lo sguardo, aspetto che si posi sulla prima copertina che lo attrae, sfilo il libro e rileggo un capitolo a caso. Nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani “Seta”, il noto romanzo di Alessandro Baricco pubblicato nel lontano 1996. L’ho aperto nel punto in cui Hervé Joncour, il mercante di bachi da seta, trova Baldabiou, l’uomo d’affari che fece diventare Lavilledieu, il paese del sud della Francia dove è ambientata la storia, un importante centro di produzione della seta, intento a giocare a biliardo. Baldabiou, cito dal testo, «giocava sempre da solo, contro sé stesso. Partite strane. Il sano contro il monco, le chiamava. Faceva un colpo normalmente, e quello dopo con una mano sola. Il giorno in cui vincerà il monco – diceva – me ne andrò da questa città. Da anni il monco perdeva». In un istante ho avuto l’illuminazione per questa Pillola di Coaching. Ecco perché è importante, se non proprio rileggere, almeno sfogliare i propri libri preferiti di tanto in tanto: a distanza di tempo, emergono sempre nuovi livelli di osservazione.

Hai fatto un errore? Giocati il jolly! (C’è sempre un’altra possibilità)
Pubblicato in Crescita Sportiva

Nelle Pillole di Coaching, e con questa siamo a 114!, cerco di trasferire alle migliaia di persone che mi seguono in tutta la mia galassia social, atleti, professionisti, imprenditori o studenti che siano, strategie per far emergere le loro potenzialità (che poi, lo ribadisco, è il principio che differenzia il coaching dalla formazione), tuttavia c’è un “mostro” difficile da sconfiggere. Il suo nome, solo a pensarlo, ancor prima di pronunciarlo, incute già timore: si chiama ERRORE. Ho proposto un’infinità di strategie, compresa quella potentissima, trattata nell’ottava sessione del mio videocorso Atleta Vincente, che ho chiamato “bolla di energia”, ma certe volte non basta nemmeno questa: l’atleta che incappa nell’errore ne viene fagocitato, come è capitato alla povera Cappuccetto Rosso divorata dal lupo cattivo. Ecco allora che ne ho escogitata un’altra delle mie, la tecnica del jolly. Vuoi scoprirla?

“Anche se…”, due parole magiche (Consapevolezza, Responsabilità e Fiducia)
Pubblicato in Crescita Personale

Torno ancora una volta sul tema rovente del dialogo interno, argomento ampiamente trattato nella prima sessione gratuita del mio progetto Atleta Vincente, alla quale ti rimando anche se non sei un atleta (tanto, ripeto, è gratis!). Il pensiero negativo è come l’Idra di Lerna: per ogni testa che gli tagli, gliene ricrescono due! Ma ti rassicuro, non serve la forza di Ercole per sconfiggerlo, basta solo un po’ di astuzia. Nelle 112 Pillole che ho sfornato finora, ti ho già rivelato numerosi trucchi; oggi ne aggiungiamo un altro molto potente.

“Cosa farebbe ‘Ringhio’ Gattuso al mio posto?” (Agisci come il TUO campione preferito)
Pubblicato in Crescita Sportiva

(Parentesi: se il pallone non è il tuo mestiere, arriva ugualmente fino in fondo alla Pillola, fidati!) Un calciatore, soprattutto se è un professionista, è programmato, e pagato, per agire, per dare il meglio di sé in ogni circostanza. Ciò nonostante, ricevo molte richieste di supporto da parte di giocatori che soffrono la paura del giudizio o che per insicurezza nel pieno di un’azione decidono il da farsi con un nanosecondo di ritardo, sufficiente però a farsi fregare la palla da avversari pronti a cogliere il minimo segnale di incertezza, e in questo caso si tratta di un autosabotaggio da manuale! Esiste una strategia per superare questi momenti di difficoltà, quando hai il pallone tra i piedi e un intero stadio si aspetta il meglio da te?

I Sei Nemici del giocatore di biliardo (La potenza della mente in un colpo di stecca)
Pubblicato in Crescita Sportiva

A fine 2016 è uscito “Le sfumature della mente in un colpo di stecca”, di Ettore Zubani e Fabio Bardon, edito da La Caravella. È un libro, che si apre con la mia prefazione, dedicato all’importanza della potenza mentale nel biliardo, e con gli autori, uno dei quali ha seguito con successo il videocorso Atleta Vincente, durante la stesura dell’opera, c’è stato un continuo scambio di idee. Molti spunti su tecniche e strategie mentali efficaci per affrontare allenamenti e partite, tratti proprio dal videocorso, sono poi diventati parte integrante del lavoro. Quali sono i punti deboli di un biliardista?

Perché è importante avere “fede” (Il potere delle emozioni)
Pubblicato in Crescita Personale

Ricordi cosa dicevo nella Pillola 58, dedicata alla profezia che si autoavvera, e nella Pillola 73 in cui ho rivelato il “segreto” per essere felici, sani e avere successo? Dicevo che la tua mente, nel bene e nel male, ti accontenta sempre, sia quando desideri intensamente che ti accada qualcosa di positivo, sia quando inconsciamente ti stai auto-sabotando. Ma c’è un problema: è molto più facile e comodo allontanarsi da… successo, salute, soldi, amore, giusto per citare quattro esse molto comuni (anche l’ultima parola inizia per esse, fai bene attenzione!), piuttosto che andare verso il successo, la salute, i soldi, l’amore… Hai forse la sensazione che io abbia appena fatto scoccare un accecante lampo di ovvietà?

Autosabotaggio, come uscire dalle sabbie mobili (Tre Azioni per smettere di farsi del male)
Pubblicato in Crescita Personale

Ho parlato per la prima volta di autosabotaggio nella Pillola 89. Dicevo che chi non ha fiducia nelle proprie potenzialità tende a fare di tutto per confermare le sue convinzioni negative, e più la realtà si discosta dalle attese nefaste, magari lasciando intravvedere all’orizzonte dei barlumi di felicità, più cresce il bisogno irrefrenabile e inconsapevole di darsi una tagliente zappata sui piedi, perché sente di non meritare nulla di diverso dalla sofferenza. Chi ha poca autostima ha paura della felicità e si autosabota, gli manca il coraggio di goderne. Perché talvolta, pur sapendo perfettamente cosa sarebbe “meglio per noi”, facciamo l’esatto contrario? E cosa possiamo fare per cambiare?

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